Melagrana tra mito e scienza
POST

Melagrana

Tra mito e scienza

Il frutto era conosciuto fin dall'antichità in Egitto e Grecia. Oggi sono riconosciute le sue proprietà salutari e culinarie.

L’albero si chiama melograno. Il frutto, invece, melagrana anche se per comodità, spesso, vengono indicati allo stesso modo. È originario dell’Africa settentrionale e del Caucaso anche se ultimamente si è diffuso nel Nord America e nel Mediterraneo. La sua storia si perde nella notte dei tempi e spesso è affiancata a miti e leggende. Innanzitutto è considerato il re dell’orto per il picciolo a forma di corona che simboleggia la vita e la fertilità. In Turchia, ancora oggi, gli sposi usano lanciare in aria la melagrana per scoprire quanti figli avranno in base al numero di chicchi che cadono a terra, mentre in Cina la si mangia durante la prima notte di nozze.

Nell’antica Grecia, invece, il melograno era la pianta sacra a Venere e Giunone. La leggenda narra anche che Era, la regina degli dei, piantò per la prima volta l’albero nell’isola di Cipro. Si hanno tracce dei frutti e dei semi nei riti funebri nell’Egitto dei faraoni, dove si consumava anche lo shedeh, una bevanda alcolica composta, secondo alcuni studiosi, proprio da succo di melograno, del quale è bene non dimenticare le virtù medicamentose scoperte da Ippocrate già nel 400 a.C. e poi confermate dalla scienza ufficiale. Secondo un recente studio dell’Istituto catalano di scienze cardiovascolari, il frutto del melograno ha proprietà benefiche sull’apparato cardiovascolare e circolatorio, mantiene in salute le arterie e allontana il rischio di malattie cardiache; è un ottimo antiossidante e contiene vitamina B5 (aiuta l’organismo ad assimilare meglio i cibi), B6 (aiuta il metabolismo delle proteine) e C.

La melagrana si può gustare come frutto o associare a ricette particolari. In Sudafrica uno dei piatti tipici natalizi è il prosciutto affumicato ricoperto da chicchi di melagrana e pepe. Nel nord del continente, invece, si prepara l’insalata con succo di limone, acqua di fiori d’arancio e zucchero di canna.