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Si fa presto a dire birra

Chiara o scura. Lager o sout. Giovane o invecchiata. La bevanda più diffusa al mondo si presenta in varie forme e colori. In Giappone ne hanno inventata una speciale.

BUONA COME IL PANE La birra resta un alimento pressoché universale, antichissimo e nutriente.

A parlare della sua storia è una parentela, del tutto inaspettata, che la lega nientemeno che con il pane. Oltre a essere fatti entrambi con i cereali, i due alimenti furono infatti inventati insieme. Circa 12mila anni fa, quando l’uomo abbandonò il nomadismo e iniziò a dedicarsi all’agricoltura, scoprì che le granaglie erano un’ottima fonte di nutrimento dove i chicchi però andavano triturati e ammorbiditi nell’acqua, prima di essere consumati.

Da una di quelle “zuppe” – che una volta asciugate e cotte avrebbero dato origine al pane, è verosimilmente stata prodotta per fermentazione la prima birra. Da allora sono mutate le tecniche e i sistemi per produrla, ma non il gusto e l’universalità di una bevanda così unica.
Lager, pilsner, ale, stout. Tanti nomi perché diverse sono le varietà.

Una storia, quella della birra, che ha un inizio.
È il 1516 quando, in Germania, fu emanato l’Editto di purezza: una legge che obbligava i birrai a impiegare solo acqua, malto d’orzo e luppolo, una pianta aromatica che conferisce alla birra il caratteristico sapore amarognolo. La ricetta si impose ovunque, tranne in Inghilterra. Qui i produttori continuarono a produrre birra senza luppolo, che definirono ale per differenziarla da quella con (definita semplicemente beer).
Di ale ne esistono di diverti tipi: bitter, scotch, real.

A Londra ci si può imbattere anche nella porter, scura, secca e fruttata, ottima da abbinare ai frutti di mare. Capitolo a parte per le lager, birre di colore oro e moderatamente amare. Il nome, in tedesco, indica i magazzini dove la birra viene messa a maturare. Fanno parte di questa categoria anche le pilsner, più leggere e aromatiche.
La birra nazionale irlandese è la stout, prodotta con orzo torrefatto.

Dall’Oriente viene una birra particolare, dal retrogusto di mandorla e cereali: è la silver. Quella prodotta da Sapporo è a basso tenore alcolico, tipico delle birre orientali.
Tra le thailandesi c’è la Singha, una lager a bassa fermentazione di quasi sei gradi. Restando in Asia non si può non citare la lager più celebre, la cinese Tsingtao, esportata in numerosi Paesi. Da sola rappresenta più del 50% delle esportazioni di birra per la Cina.

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