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Karkadè dall’imbisco alla tazzina

Ha un colore rosso intenso ed è buono da gustare sia caldo che freddo. ed è anche un ottimo dissetante: le popolazioni nomadi, infatti, ne facevano scorte per le traversate desertiche.

Regalare un fiore d’ibisco alla donna amata significava, nell’Ottocento, lodarne la bellezza. Se era bianco se ne apprezzava la lealtà; al contrario, se era rosso vivo, significava che si era stati traditi. Metafore sentimentali a parte, dai fiori di ibisco si ricava anche un infuso rosso intenso: comunemente si chiama karkadè, ma è anche conosciuto come tè dell’Abissinia, tè di ibisco oppure tè nubiano. La sua preparazione è semplice, proprio come quella di un normale tè o di una tisana: i fiori vengono lasciati essiccare per consentire la preparazione dell’infuso, che si può bere caldo, ma anche freddo, con ghiaccio e una scorza di limone, come si fa in Egitto. È un ottimo dissetante e, non a caso, veniva utilizzato dalle popolazioni africane nomadi dopo le lunghe traversate desertiche.

È chiaro, quindi, come le sue origini siano da ricercare proprio in quei luoghi, e ancora oggi è prodotto soprattutto in Eritrea, Etiopia, Kenia, Sudan, Egitto, ma anche in Thailandia, Messico e Cina. L’ibisco è il fiore simbolo della Malesia, mentre il karkadè è la bevanda natalizia per eccellenza in Giamaica. In Italia si diffuse durante il fascismo, ma per un motivo ben preciso: il Governo stabilì che non si potevano importare prodotti dai Paesi stranieri, quindi niente più tè dall’Inghilterra, sostituito proprio dal karkadè proveniente dall’Eritrea, una delle colonie italiane in Africa.

Tante sono le virtù benefiche di questa sostanza: funziona da antisettico delle vie urinarie, aiuta la circolazione e protegge i vasi sanguigni, elimina le scorie del metabolismo, stimola l’attività dei reni e aiuta la digestione e contiene il doppio della vitamina C rispetto, ad esempio, all’arancia. In alcuni Paesi africani come Nigeria, Egitto e Iran, i fiori di ibisco sono utilizzati per trattamenti naturali e profumi, oppure, in cucina, per fare marmellate e confetture.

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